Ciao

“Ciao” è entrato nella lingua italiana solo nel corso del Novecento. Deriva infatti dal termine Veneto (più specificamente veneziano) s’ciao, traducibile come “[sono suo] schiavo”. Si trattava di un saluto assolutamente reverenziale, variamente attestato nelle commedie di Carlo Goldoni in cui viene pronunciato con sussiego da nobili altezzosi e cicisbei; ne La locandiera, ad esempio, il cavaliere di Ripafratta si congeda dagli astanti con «Amici, vi sono schiavo».